Affrontare le emozioni inquietanti con Mindfulness

 

emozioni negative

 

 

Le emozioni difficili da gestire possono minacciare il nostro benessere se non le regoliamo.

Una delle componenti principali che fanno parte di gran parte dei processi terapeutici diventa la gestione delle emozioni.

Soprattutto quelle che ci destabilizzano negativamente o che hanno una connotazione sgradevole come la rabbia, la preoccupazione (paura) o la tristezza.

Un principio fondamentale nel lavoro psicologico delle emozioni è l’apprendimento sia della loro identificazione, la loro gestione e la loro espressione in modo adattivo.

I processi opposti, ossia la repressione o l’elusione, di solito comportano notevoli disagi a medio e lungo termine.

In questo senso, e soprattutto di fronte a emozioni inquietanti, è utile ricorrere al Mindfulness, o alla Piena Attenzione, per gestirle.

 

Identificazione di emozioni inquietanti

 

Uno dei principali obiettivi nel raggiungimento della stabilità e del benessere emotivo consiste nell’affrontare i sentimenti che si generano dopo l’esperienza cognitiva di una situazione specifica:

Elaborandoli in modo razionale e realistico e, infine, fornendo una risposta di accettazione e di adeguata assimilazione di questo disagio.

Come sostiene Simon (2011), un processo fondamentale per raggiungere questo obiettivo consiste nel “calmare la mente e visualizzare chiaramente”.

Sembra necessario allenarsi a “non identificarsi” con l’emozione intensa vissuta in un certo momento per poterla analizzare con maggiore prospettiva e chiarezza.

Una delle teorie più riconosciute su come si producono le emozioni è quella proposta da James-Lange:

Alla fine del XIX secolo, da cui ha stabilito l’ipotesi che i cambiamenti fisiologici prodotti nel corpo sono trasmessi dal sistema nervoso autonomo alla corteccia cerebrale e derivati da essa, le emozioni sorgono.

Così, questi autori si sono opposti al principio teorico iniziale che le emozioni sono la causa del cambiamento fisiologico.

Per James-Lange, l’individuo non piange perché è dispiaciuto con se stesso, ma è dispiaciuto con se stesso perché sta piangendo.

Successivamente, l’approccio di Cannon-Bard all’inizio del 20 ° secolo ha raggiunto un maggiore consenso sulla spiegazione fisiologica delle emozioni postulando che sia la reazione del corpo e l’emozione si verificano contemporaneamente e sono interdipendenti.

In questo modo, l’idea che un fattore fondamentale nell’identificazione delle emozioni diventa valido è l’analisi della reazione fisiologica di una persona ad una specifica esperienza.

D’altra parte, dagli approcci più attuali per costruire l’intelligenza emotiva, si capisce che c’è una relazione bidirezionale tra emozioni e pensieri.

Vale a dire, che entrambi si influenzano a vicenda, quindi un altro elemento indispensabile da osservare è il tipo di cognizioni che una persona genera quando interpreta una specifica esperienza.

 

Affrontare emozioni inquietanti

 

Simón (2011), un esperto nel campo delle tecniche di Memoria:

Ha proposto una serie di sette passi:

I cui componenti possono essere modificati nel loro ordine o aspetto, che può servire come guida nel trattare con le emozioni che sono difficili da gestire sia a causa della loro intensità o profondità:

 

1. Ferma

Smettere di fare ciò che si ha in mano (un’azione, una conversazione, ecc.), interrompendo la reazione emotiva istintiva disturbante che è risultata da un particolare evento.

 

2. Respirare profondamente

Facendo 5 respiri dal diaframma, rispettando il ciclo 5-8 (5 secondi di inspirazione e 8 secondi di espirazione).

 

3. Consapevolezza delle emozioni e dei cambiamenti del corpo

Si tratta di identificare quali emozioni si stanno verificando e i pensieri che accompagnano l’emozione.

Così come se sono accompagnati da una intenzione comportamentale (una risposta comportamentale).

 

4. Accettare l’esperienza

Dall’esperienza attiva e consapevole dell’emozione, si susseguono una serie di fasi di avversione, curiosità, tolleranza, permesso e amicizia verso l’emozione in questione.

 

5. Autocommiserazione

Si tratta di dare affetto a se stessi, piuttosto che giudicare la colpa o la rabbia, per esempio, di aver sentito una tale emozione inquietante.

 

6. Lasciare

Questo passo comporta la differenziazione dell’emozione dall’io, la “non identificazione”, per lasciar andare quel sentimento.

 

7. Decidere se agire o meno

Fate questo in base alle circostanze della situazione, valutando i vantaggi e gli svantaggi di una risposta in quel momento.

 

Accettazione o conformità?

 

Forse, in relazione a quanto sopra, una delle fasi più complesse corrisponde al punto quattro:

L’accettazione dell’emozione che disturba.

In questo caso si può operare una distinzione fondamentale tra questo concetto e quello di conformità o di rassegnazione.

In primo luogo, una delle maggiori discrepanze tra i due costrutti è l’assenza di giudizio, critica e valutazione dell’esperienza dell’emozione dell’accettazione.

Per fare questo:

Il primo passo è quello di eliminare le cosiddette etichette cognitive:

Gli aggettivi qualificanti che etichettano l’emozione come disturbante al fine di eliminare le aspettative descrittive o i pregiudizi di quell’esperienza emotiva.

Si tratta, quindi, di effettuare una sorta di elaborazione mentale DOWN-UP di questo sentimento:

Dove la persona centra la sua concentrazione nel vivere l’esperienza come se fosse la prima volta, esplorando le sensazioni e le percezioni senza classificarle, senza valorizzarle.

In questo modo, la persona cambia il suo rapporto con l’esperienza dell’emozione in questione, lasciando di essere una relazione con un significato negativo o sgradevole.

Questo rende finalmente più facile per la persona a dissociarsi dall’emozione senza essere intrappolati da essa.

Un altro punto rilevante è la natura attiva dell’accettazione, in contrapposizione alla natura passiva attribuita alle rassegnazione o alla conformità.

Nel primo caso, la persona prende la decisione consapevole di sperimentare emozioni e pensieri con piena attenzione, volontariamente e attivamente.

Infine, all’interno del precedente quarto punto della guida di Simon, si susseguono i cinque momenti successivi, dai quali l’individuo riesce a rendere possibile il cambiamento del rapporto con la sua inquietante emozione:

 

Disprezzo:

La persona non vuole sentire quell’emozione a causa della sua natura destabilizzante e sgradevole e resiste ad essa.

 

Curiosità:

la persona comincia a focalizzare la propria attenzione solo sull’osservazione di ciò che sta provando, senza apprezzarlo né giudicarlo.

 

Tolleranza:

La persona aumenta la sua accettazione dell’emozione, anche se sono ancora presenti alcune resistenze.

 

Permesso:

La resistenza sta diventando sempre meno da quando si eliminano i giudizi dell’emozione.

 

Amicizia:

La persona abbraccia l’emozione perché la accetta come un’esperienza che coinvolge l’apprendimento personale.

A questo punto, si comincia ad attivare il sentimento di compassione verso se stessi, dove l’individuo si permette di sentire quell’emozione in modo gentile, senza emettere autocritica o senso di colpa.

 

In conclusione

 

Una delle applicazioni più utili delle tecniche di Mindfulness o Full Attention è strettamente correlata alla competenza nell’Intelligenza Emotiva, in particolare nel processo di identificazione, gestione ed espressione delle emozioni che possono produrre disagio.

La guida sopra offerta può essere una strategia utile per modificare il modo in cui ci relazioniamo con le nostre emozioni e passare dal vederle come qualcosa di spiacevole da evitare o ignorare a comprenderle come processi necessari e benefici per il nostro benessere psicologico.

Questo tipo di pratica può avvicinarci ad una maggiore accettazione di questo tipo di emozioni

Diminuendo notevolmente la connotazione negativa che potremmo a priori dare loro.

 

E tu ? metterai in pratica queste tecniche ?

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